Palermo, un gioiello barocco incastonato nel Mediterraneo, al crocevia tra più culture. Città d’arte e mare, ma purtroppo anche tra le “capitali” della violenza in suolo italico. nel suo essere una città dalla vivacità scoppiettante e contagiosa, infatti, capita che Palermo “esageri”. Purtroppo il capoluogo siciliano risulta essere una delle città più pericolose in ottica nostrana. Sia chiaro, siamo fin troppo suggestioni da film su malavita e cartelli della droga: non stiamo parlando di situazioni da “coprifuoco”. La paura c’è ma spesso è relegata ad alcune zone specifiche della città e a determinate fasce orarie.

Tuttavia, in questo senso, fatta discutere negli ultimi mesi la dichiarazione di Igor Gelarda, risalente allo scorso novembre (2016). Gelarda ha parlato a nome del sindacato di Polizia Consap, spendendo parole dure e piuttosto esplicite sulla sicurezza della città di Palermo: “È pericolosa. Ai ragazzi consigliamo di limitare le uscite”. Non un vero e proprio coprifuoco dunque, ma un messaggio allarmante.

Ancora più preoccupante è il fatto che queste parole, a detta di molti, sarebbero da prendere “in maniera provocatoria fino ad un certo punto”. Quanto allora si può parlare di Palermo come di una città pericolosa? Dati alla mano, la situazione è quanto meno problematica: i numeri di rapine, scippi, furti e borseggi non possono essere ignorati. Fa ancora più rabbia – almeno per certi versi – realizzare invece come molti episodi di violenza si rivelino come “gratuiti”: scaturiti da motivi futili e conclusi in ospedale. Non si parla dunque di un problema di violenza e pericolo finalizzato (e legato in senso stretto) a delinquere.

Molto spesso tra l’altro la violenza è indirizzata direttamente alle Forze dell’Ordine, laddove – nel contempo – i vari presidi di controllo non sembrano fungere da deterrenti. Il quartiere da evitare? La Vucciria, spesso sotto i riflettori per episodi di violenza di ogni tipo. La zona più tranquilla e appagante invece dovrebbe essere quella nell’orbita del Teatro Massimo.